-Vi Leggo-/Comunque ”esserci”

GianRoberto Verde (Latina) 51 anni, insegnante di filosofia

L’ intero paese è paralizzato da questo virus -brutale- e noi del (corpo docenti) non possiamo fare altro che attendere i prossimi comunicati, seguendo prontamente le indicazioni diramate dal Governo.

‘Siamo tutti uniti in questa grande sfida di contenimento e solidarietà reciproca, l’ istante fotografia di umanità che sembrava ormai smarrita’.

E noi insegnanti cosa possiamo fare?

Come gli altri siamo isolati per auto-quarantena, ma come categoria (così accreditata) non ci sentiamo di rinunciare al ruolo di ”educatore” che abbiamo verso i giovani.

‘Cari alunni sono giorni difficili è vero, ma approfittate del tempo con riserva, siate comunque aperti alla conoscenza della cultura anche se da casa’

“Non è particolarmente entusiasmante non passeggiare, non frequentare i luoghi comuni, i propri amici, gli aperitivi; ma non trascuratevi alla pigrizia di vedere serie tv o soltanto un bel film:

apprendete nuovi significati, ragionate, e soprattutto emozionatevi con il suggerimento che può darvi la lettura di un libro”.

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-Vi Leggo-/Io resto a Casa

Annalisa Palmisano 20 anni, studentessa dello IUAD di Napoli (Locorotondo-BA)

Come dice un mio grande amico ogni lavoro nasce da un tempo e da un luogo, è figlio del proprio sistema, questo non toglie il fatto di poterlo leggere in un futuro prossimo con una consapevolezza e un umore migliore.

Quello che ci resta è comunicare, anche se a distanza tra di noi, anche se con un telefonino, con un social, ma comunichiamo tutto quello che proviamo, magari con una canzone per chi sa cantare, per un racconto per chi sa scrivere bene,

“Io lo faccio con questi occhi spaventati e piangenti, ma allo stesso tempo fiduciosi, gli occhi di chi cerca la forza in sé stesso, ma anche gli occhi di chi é solo e ha bisogno dei suoi cari, che non ha mai sentito più vicini che in questo momento. Eliminiamo il superfluo, ragioniamo sulle cose e dedichiamoci come non mai a tutto quello che non potremmo fare normalmente, restando a casa”.

#iorestoacasa

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-Vi Leggo-/Le Istituzioni -accanto-

Maurizio Gallo, 29 anni (Imprenditore) Napoli

Care Istituzioni e Governo,

Ho una piccola Impresa Commerciale aperta a settembre del 2019, a soli sei mesi dall’ apertura sono costretto a chiudere.

Fra Iva, tasse, bollette e pagamenti vari lo Stato mi obbliga a pagare il 60% del mio ricavato e da buon cittadino ho sempre rispettato tutto. Ho soltanto 29 anni e, a differenza di tanti giovani andati all’ estero per lavoro, ho deciso di rimboccarmi le maniche nella mia città rischiando attraverso il risparmio accumulato e adoperandomi sacrificio dopo sacrificio per la mia “impresa.

‘Cercherò di resistere e di non chiudere i battenti; gli Italiani sono un grande popolo e lo dimostra l’ ottemperanza dei decreti, dobbiamo però fronteggiare i peggiori danni economici, in modo da non uscirne (combattuti). Adesso cara Italia spero che -tu- non mi abbandoni’.

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-Vi Leggo-/Difendersi con la (rete)

Sara Moschiello, 20 anni (Assago)

-Non ho mai visto così preoccupati i miei genitori, qui l’ epidemia del (Coronavirus) ha annichilito tutti. Ci tiene costantemente in ‘allerta’.-

Sono soprattutto gli adulti ad avere paura, ci chiedono di non uscire di casa. Qui ad Assago (Lombardia) le strade sono completamente desolate poiché considerata attualmente -zona rossa- focolaio attivo con migliaia di volontari e assistenti sanitari a cui rivolgersi per consulti e verificare lo stato di salute nell’ immediato; questo allevia in qualche modo devastanti preoccupazioni.

“Sembra non uscirne mai, perchè angosciati dal pericolo di essere contagiati. I negozi e le botteghe rallentano nelle aperture con gravi pericoli di chiusura, vengono inoltre proclamati avvisi di tutela e prevenzione ovunque limitando la transizione con affollamento dei luoghi comuni”.

“Noi adolescenti per fortuna siamo vigili alle rete e continuiamo a godere della forza comunicativa dei -social- che ci consentono di creare chat di gruppo, di tenerci in stretto contatto tra noi e di non perdere quella quotidianità che abbiamo (sempre) condiviso col sorriso.”

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-Vi Leggo-/Felice Ma non ‘troppo’

Antonio Cozzolino, 24 anni vive in Inghilterra

Mi chiamo Antonio e sono napoletano, da qualche anno mi sono trasferito in Inghilterra e qui ho trovato la mia dimensione… o quasi. Subito dopo il diploma in ‘Grafica e Comunicazione’ ho provato a cercarmi un lavoro e la risposta che ricevevo al colloquio era sempre la solita e cinica:

“ Hai già esperienza? Ci dispiace, ma cerchiamo qualcuno che abbia già esperienza”

Così ho proseguito e mi sono imbattuto in un primo lavoro disponibile il -call center- per poi scoprire alla fine del mese che si trattava di un lavoro sottopagato e svilente. Sono andato avanti per qualche mese, dopodichè avevo voglia di smettere e così ho fatto. Trascorsa quest’ esperienza per me (negativa) ho affrontato ulteriori appuntamenti di lavoro, ma avevano la stessa faccia della medaglia, ambigui per flessibilità e retribuzione.

La svolta decisiva

Era un lunedì mattina quando mi squilla il cellulare, rispondo immediatamente. A telefono c’ è Luca il mio migliore amico di classe a scuola ( entrambi esclusi dal mercato del lavoro). Ricordo bene quella conversazione telefonica, per oltre un’ oretta discutemmo angosciati per prendere la fatidica decisione: Andare in Inghilterra, precisamente a Londra ‘città’ piena di risorse e opportunità per i giovani. In due era più semplice -pensammo-.

Ricordo che i miei genitori non volevano che partissi, erano preoccupati… ma poi tutto si conciliò.

Bene, non è stato affatto facile (potete immaginare) soprattutto quando parti con la consapevolezza di non sapere cosa troverai dall’ altra parte, ma avevo una gran voglia di farcela, di non tornare subito indietro dopo aver lasciato i cari affetti. A distanza di anni ci sono riuscito e qui sembra tutto andare più veloce. Sono qui a Londra da appena 5 anni, adesso parlo bene la lingua; ho iniziato a lavorare in diversi ristoranti Italiani come cameriere fino a cambiare all’ estremo e diventare un abile magazziniere. Ho finalmente maturato una buona retribuzione mensile, una casa in affitto e mi sono ambientato al clima e alla gentilezza degli inglesi. -‘Ma sapete cosa voglio dirvi?’-

Che ad Oggi sono felice ma non ‘troppo’. Vi spiego, mi manca la famiglia, il dialetto, gli amici del luogo, il cibo con le passeggiate e la veduta -mare- della mia Napoli. Una città forse difficile, ma accogliente ed a cielo aperto dove le tradizioni sono così autentiche da far gola a tutti.

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